Vivere la fede in famiglia come piccola chiesa domestica tra gioie e fatiche. Idee, lavoretti e spunti per un po' di svago e per avvicinare i bambini alle verità della fede
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domenica 2 agosto 2015
sabato 13 giugno 2015
13 giugno: Sant'Antonio da Padova
In una famiglia numerosa, con bambini piccoli, composta da membri disordinati e incorreggibili, facciamo spesso ricorso a Sant'Antonio per ritrovare le cose smarrite, posso dire senza paura di esagerare che il suo aiuto è pressocchè quotidiano.
Nello specifico, io trovo veramente miracolosa questa preghiera della tradizione popolare:
Si quaeris miracula,
mors, error, calamitas,
daemon, lepra fugiunt,
aegri surgunt sani.
mors, error, calamitas,
daemon, lepra fugiunt,
aegri surgunt sani.
Cedunt mare, vincula,
membra resque perditas;
petunt et accipiunt
iuvenes et cani.
membra resque perditas;
petunt et accipiunt
iuvenes et cani.
Pereunt pericula,
cessat et necessitas;
narrent hii qui sentiunt,
dicant Paduani.
cessat et necessitas;
narrent hii qui sentiunt,
dicant Paduani.
Cedunt mare, vincula,
membra resque perditas;
petunt et accipiunt
iuvenes et cani.
Gloria Patri et Filio membra resque perditas;
petunt et accipiunt
iuvenes et cani.
et Spiritu Sancto
Sicut erat in principio et nunc et semper
et in secula seculorum Amen
Ora pro nobis, Beate Antoni,
Ut digni efficiamur promissionibus Christi.
Ut digni efficiamur promissionibus Christi.
O
Lingua benedicta, quae Dominum semper benedictisti et alios benedicere
fecisti: nunc manifeste apparet quanti meriti extitisti apud Deum.
Oremus.
Ecclesiam tuam, Deus, Beati Antonii Confessoris tui commemoratio votiva laetificet, ut spiritualibus semper muniatur auxiliis et gaudiis perfrui mereatur aeternis. Per Christum Dominum nostrum. Amen.
Ecclesiam tuam, Deus, Beati Antonii Confessoris tui commemoratio votiva laetificet, ut spiritualibus semper muniatur auxiliis et gaudiis perfrui mereatur aeternis. Per Christum Dominum nostrum. Amen.
la morte, l'errore, la calamità
e il demonio sono messi in fuga,
gli ammalati divenir sani.
Il mare si calma,
le catene si spezzano;
ritrovano le cose perdute
i giovani ed i vecchi.
S'allontanano i pericoli,
scompaiono le necessità;
lo attesti chi ha sperimentato
la protezione del Santo di Padova.
Il mare si calma,
le catene si spezzano;
ritrovano le cose perdute
i giovani ed i vecchi.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio,
ora e sempre,
nei secoli dei secoli.
Il mare si calma,
le catene si spezzano;
ritrovano le cose perdute
i giovani ed i vecchi.
Amen.
Prega per noi, o Beato Antonio, perché siam fatti degni delle promesse di Cristo.
Preghiamo.
O Dio, la votiva commemorazione del Beato Antonio, Confessore tuo, allieti la tua Chiesa affinchè resti sempre munita di aiuti spirituali e meriti di godere gli eterni gaudi del Cielo. Per Cristo, nostro Signore.
Amen.
O Lingua benedetta, che
benedicesti sempre il Signore e lo facesti benedire dagli altri, ora
chiaro appare di quanto merito sei stata al cospetto di Dio.
(A questa preghiera è annessa l'indulgenza parziale alle solite condizioni)
Oggi che la Chiesa onora questo grande Santo, ci uniamo alla lode e al ringraziamento al Signore che opera ancora oggi attraverso Sant'Antonio. Nella nostra famiglia accendiamo una candela davanti ad una sua immagine, recitiamo una preghiera e facciamo qualche canto popolare come questi:
O dei miracoli
inclito Santo,
dell’alma Padova
tutela e vanto,
benigno guardami
prono ai tuoi pie’:
o sant’Antonio, prega per me! (2 volte)
Col vecchio il giovane
a te sen viene,
e in atto supplice
chiede ed ottiene;
di grazie arbitro
Iddio ti fe’:
o sant’Antonio, prega per me! (2 volte)
Per te l’oceano
si rasserena,
riprende il naufrago
novella lena:
morte e pericolo
fuggon per te:
o sant’Antonio, prega per me! (2 volte)
Per te riacquistansi
beni ed onore;
i morbi cessano,
cessa il dolore.
Ove tu vigili
pianto non è:
o sant’Antonio, prega per me! (2 volte)
Sempre benefico
ai tuoi devoti,
ne ascolti l’umili
preghiere e voti:
fammi propizio
il divin Re:
o sant’Antonio prega per me! (2 volte)
Che gran prodigio, che bel portento
ostie leggere, versate al vento
sul capo fermansi del Dio bambino
a foggia quasi di un cappellino
Erano sedici, le ostie versate
ma solo tredici, si son fissate
le altre andarono in preda al vento
... che gran prodigio
che bel portento
che bel portento
Inno composto dall'allora parroco di Santa Maria delle Grazie di Bruscianoin seguito ad un miracolo del 1875:
La popolana Zi Cecca De Falco si rivolse a Sant'Antonio per ottenere la guarigione del figlio promettendo che se avesse ottenuto la grazia, avrebbe donato al Bambinello che il Santo tiene in braccio una coroncina tutta d'oro.
Il figlio guarì e la madre cercò in tutti i modi di procurarsi il denaro necessario a sciogliere il suo voto. Per quanto fece, non le fu possibile. Così il 13 giugno, in occasione della processione in onore di Sant'Antonio, la povera donna fece tutto quanto poteva lanciando verso il simulacro del santo dei fiori e sedici ostie.
Di queste ostie, tredici si collocarono sospese in aria sulla testa del Bambinello, in forma di corona, mentre le altre venivano disperse dal vento.
Il fatto prodigioso venne interpretato come una conferma del Cielo dell'accettazione dei voti della donna e viene ancora oggi ricordato da tutta la cittadina e buona parte della Campania
Salve, o Santo! Da tutte le terre
a te accorron le genti invocando
i tuoi doni celesti da quando
tu volasti al trionfo immortal.
Sant’Antonio, la luce possente
dei prodigi diffondi qua giù.
Deh, tu guidaci il cuore e la mente
sul sentiero che porta a Gesù,
Deh, tu guidaci il cuore e la mente
sul sentiero che porta a Gesù,
A te chiedono i giovani ardenti
del tuo giglio il perenne candore;
l’innocente purezza del cuore
serba ai bimbi da insidia fatal.
Sant’Antonio, la luce possente…
Il tuo grido fremente d’amore,
primo araldo del gran poverello,
suoni al cuore di ogni nostro fratello
come ai popoli un giorno vibrò.
Sant’Antonio, la luce possente…
Dai tuguri, languenti famiglie,
padre santo, ti chiedono pane;
o dei poveri aiuto, non vane
sian le voci che imploran pietà.
Sant’Antonio, la luce possente…
domenica 11 maggio 2014
La storia della Beata Imelda Lambertini da colorare
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A questo link è possibile scaricare Un grande incontro con Gesù: un bel libretto da colorare curato delle domenicane imeldine di Bologna
PREGHIERA ALLA BEATA IMELDA
O Beata Imelda, cara protettrice dei fanciulli, guarda con tenerezza noi piccoli amici di Gesù, fa che nel primo incontro con Lui abbiamo lo stesso ardente amore che avevi tu.
Tu che hai attirato Gesù con la purezza della tua anima e l'ardore dei tuoi desideri, dacci la tua semplicità, la tua innocenza, la tua ubbidienza e il fervore della tua preghiera.
Presentaci tu a Gesù, rivestici delle tue virtù, così saremo cari al suo cuore e potremo godere le sue predilezioni divine.
O Gesù, che dal Cielo verrai nel nostro cuore, scendi con il tuo Cielo nella nostra anima, cresci in noi, conservaci piccoli per poter accogliere e comprendere le meraviglie del Regno dei Cieli che Tu sei venuto a portare sulla terra.
Gesù, prendici per mano, portaci da Maria per ricevere la
sua dolce carezza
materna, Lei ci renderà attenti alle insidie del demonio, e ci guiderà sulla
strada del bene, la sola che conduce al bel Paradiso; là sarà festa per sempre
e saremo con Te e la tua Mamma nella gioia senza fine. Amen
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Beata Imelda Lambertini. Una grande piccola santa
Il 12 maggio la Chiesa ricorda una grande santa. Un'anima grande che nel nostro mondo è anche un importante segno di contraddizione
E' solo una bambina, morta a 13 anni e vissuta tra la casa paterna e il convento, cosa avrà mai fatto di così straordinario per essere elevata agli onori degli altari?
Com'è possibile che così piccola abbia meritato che Leone XII ne autorizzasse il culto e addirittura un papa come San Pio X l'abbia proclamata patrona e protettrice di coloro che ricevono la Prima Comunione?
La risposta è semplice: ha tanto amato Gesù.
Tutto qui quello che ha fatto, una cosa alla portata di tutti ma che,se ci pensiamo bene, non è davvero cosa da poco!
La Beata Imelda ricordi anche a noi che una vita apparentemente insignificante agli occhi del mondo, è eccezionale agli occhi di Dio. Non è importante fare cose grandi, stiamo in pace dove il Signore ci chiama giorno per giorno!
Vi lascio una sintesi della sua vita che ho preso qui
Beata Imelda Lambertini
Imelda
nacque a Bologna in una delle famiglie più illustre
della città, quella dei Lambertini.
Il padre Egano fu capo
del casato e cavaliere, aumentò notevolmente il censo della
famiglia agli inizi del Trecento avendo ricevuto il titolo di conte.
Soprattutto “con l’integrità della vita, con la gravità del senno e con la prudente
e onesta destrezza nel maneggio degli affari pubblici” Egano esercitò una
grande influenza morale sui cittadini tanto che, in quei tempi molto difficili,
fu chiamato a ricoprire cariche delicate anche in altre città.
Quando nel 1321, un periodo burrascoso per la vita civile della città
e per la Famiglia Galluzzi, Imelda venne alla luce Egano era
Podestà a Città di Castello ed era già passato a seconde nozze (infatti
nel 1315 aveva perduto la prima moglie Misina
Guastavillani da cui aveva avuto un figlio) con Castora dei
Galluzzi, anche lei di famiglia nobile e famosa per molti suoi membri illustri
per santità e dottrina. Castora, oltre ai beni materiali, aveva portato in casa
Lambertini il corredo inestimabile delle più elette virtù cristiane, e diventò
presto un modello di sposa e di madre cristiana.
Fin dal suo primo apparire alla vita Imelda respirò
una fede cristiana viva e profonda e, sicuramente, rimase contagiata
dalla pietà della madre poiché fin da piccola incominciò a manifestare
grande interesse per le cose di Dio. Si narra che ascoltava
attentamente tutto ciò che aveva attinenza con la religione, in particolare la
recita dei salmi, e che preferiva le storie sacre e i racconti delle
vite dei santi a qualunque fiaba. Si dilettava ad adornare un angolo
tranquillo della casa con fiori e pitture sacre.
Così Imelda
imparò a nutrire il gusto di “piacere al Signore” e a tenersi
lontana dalle vanità, infatti, da bambina, avvertì il desiderio di offrire
tutta se stessa al Signore e, poi, all’età di nove anni,
giovanissima, come era consuetudine in quel tempo,scelse di entrare nel
Monastero domenicano di Santa Maria Maddalena in Valdipietra. Il Monastero, scelto anche
grazie alla vicinanza della sua famiglia all’Ordine dei Frati Predicatori,
era costituito da poche monache, ma di fervida osservanza, secondo
lo Spirito di San Domenico, qui Imelda si mise alla scuola dei grandi maestri
della spiritualità domenicana.
Della sua
vita interiore non si sa nulla purtuttavia si può dire che sicuramente Imelda
fu fedele alla celebrazione della divina Liturgia diurna e notturna, culto
gradito a Dio, da cui si lasciò educare per penetrare sempre più nel mistero
dell’amore di Dio per l’uomo e per corrispondervi.
È indubbio che al
centro della sua solida pietà ci fu l’amore a Gesù Eucaristia, nutrito già nell’ambito della sua
famiglia e della sua città. A Bologna, infatti, il culto
eucaristico, pur non manifestandosi in esposizioni solenni, processioni,
celebrazioni di Messe e Comunioni frequenti, cose apparse solo inseguito nella
tradizione della Chiesa, era molto vivo e sentito.
I fedeli non
solo versavano considerevoli somme per illuminare il Corpus Christi, ma per le
provviste per le Sacre Specie destinavano anche campi a speciali coltivazioni
di grano e di viti. Ricevere
la Comunione Eucaristica, non era permesso in quei tempi prima di aver compiuto
i 12 anni, ma l’educanda Imelda aveva un solo desiderio, che era quello di
ricevere l’Ostia consacrata e ne faceva continua richiesta, sempre rifiutata.
In Imelda
però il desiderio di ricevere Gesù era così grande che Gesù stesso le
venne finalmente incontro e Imelda al suo primo e miracoloso incontro con l’Ostia santa, come
in un’estasi d’amore, fu resa perfetta nella sua intima unione con Dio. Nel
giorno della solennità dell' Ascensione il 12 maggio 1333 accadde che, dopo
la S. Messa e la recita dei Salmi le Suore si ritirarono dal Coro, il Sacerdote
rimase in Sacrestia come di consueto e Imelda rimase in preghiera davanti
all’altare, sola. Ad un tratto apparve dall’alto un’ostia circonfusa di
luce, visibile a tutti, un odore fragrante di pane si diffuse per tutto il
monastero.
Accorsero le suore e il sacerdote, il quale, raccolta
l’ostia in una patena, comunicò Imelda che, mentre era raccolta in
fervente preghiera, passò alla vita di gloria nella comunione eterna con il suo
Signore insieme al Padre, allo Spirito Santo e all’immensa schiera degli Angeli
e dei Santi. Subito dopo raggiante di gioia e ancora
inginocchiata, Imelda Lambertini spirò in un’estasi d’amore, non ancora
dodicenne. Le sue spoglie furono racchiuse in un artistico sepolcro di
marmo con un’iscrizione e si cominciò a recitare in suo onore un’antifona.
Un così grande miracolo circondò subito Imelda
dell’aureola dei Santi. Le monache di Valdipietra nel 1335 posero nel
martirologio del Monastero al 12 maggio la “Memoria di Imelda Lambertini. Il
culto si estese subito e lo si riferì al culto eucaristico della città. Le
reliquie del corpo furono custodite, inizialmente dalle monache e dalla
famiglia, la quale però, dopo il pontificato di Benedetto
XIV, Prospero Lambertini, poiché si andava estinguendo, ne affidò la
custodia ai marchesi Malvezzi.
Verso il
1798, con il beneplacito dell’arcivescovo, le reliquie vennero trasferite
e venerate nella chiesa di San Sigismondo che allora godeva del
patronato dei Malvezzi stessi. Leone XII ne approvò il culto nel 1825 e, nel
1908 Pio X la indicò come protettrice dei fanciulli
che per la prima volta si accostano alla Prima Comunione.
Ancora oggi
le sue reliquie si trovano nella chiesa di San Sigismondo in Bologna,
nel cuore della Città universitaria, quasi come un segno, come un
invito particolare ai giovani a nutrirsi del “ vero pane disceso dal cielo“, a
non aver paura di accogliere Cristo l’unico Salvatore del mondo, a spalancare
le porte a lui, vera e unica risposta alle richieste del cuore dell’uomo .
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